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filippo-valenzaAutoritratto

Nacqui sotto cattiva stella nel 1914 anno della prima guerra mondiale. Nell’agosto del 1915 mio padre morì sul fronte della Carnia lasciando mia madre già vedova a 19 anni e me ancora lattante. I primi 15 anni della mia vita in orfanotrofi e collegi laici e religiosi. Un sussidio dell’associazione orfani di guerra mi permise poi di arrivare alla laurea nella facoltà di lettere di Palermo, in grado quindi di guadagnare da vivere alla piccola famiglia, mia madre e io. Dovunque, per me, è stato raro vedere uomini più piccolini di me, mi manca 1 cm a quell’1,60 che permetteva, alla visita di leva, di essere ammessi al corso per allievi ufficiali. E ancora più di rado vederne uno più bruttino. Però posso vantarmi di essere giunto all’età di 102 anni ancora capace di scrivere al computer questa pagina.

Fui chiamato alle armi, a difendere la patria in guerra, nel 1943. Dopo appena un paio di mesi l’esercito si sciolse e io rimasi nel nell’Italia del Nord negli anni dell’occupazione tedesca e della Resistenza alla quale partecipai come membro del CLN di Lodi dove insegnavo. Ritornato a Siracusa nel cui liceo ero titolare, svolsi anche attività politica nel PCI del quale ero rappresentante nel Consiglio Comunale. Smisi l’attività politica profittando della fortuna di essere riuscito a ottenere un comando all’estero come lettore di italiano in Germania – l’odiata Germania di Hitler, ma dame adorata terra dei due miei grandi amori, la musica e la filosofia – dove rimasi tre anni, due all’università di Wuerzburg e uno a Bonn.

Intensi indimenticabili anni di lavoro, e di emozioni. La grande sorpresa: mi domando: e tutti quei terribili nazisti dove sono? Io qui vedo solo gente onesta, rispettosa del suo prossimo… – E l’altra sorpresa, quando sentivano che ero italiano, quelle facce sorridenti: ma davvero la mia Italia è tanto preziosa ai vostri occhi? Risposta: lo era anche di più a quelli del nostro Goethe. Ma purtroppo questo mio paradiso in Germania ebbe presto fine. Fui richiamato in Italia al mio posto di comune travet ricevente il modesto stipendio dal ministero della pubblica istruzione. Al ritorno in Italia, prima sede, Padova dove pubblicai il mio primo romanzo “ll nido sotto la grondaia” apparso poi con il titolo: Il garzonello. – L’anno successivo a Lodi dove fui attivo nella Resistenza come membro del CLN. Da qui poi a Napoli come sede definitiva. Vita serena anche se incaponito, nelle ore libere, in uno stremante lavoro di romanziere destinato a eterno insuccesso.

A 102 anni, pur molto indebolito, io sono ancora vivo. Ma come scrittore sono non solo morto ma anche sepolto. I miei libri finiti tutti al macero tranne il paio di copie che mi restano in ricordo. Alla mia morte spariranno anch’essi …. Così sarebbe stato fino a pochi anni fa. Ma oggi lo sviluppo tecnico da ai libri la possibilità di sfuggire al triste destino del macero. Ecco cosa fare: costruisci il tuo bel “Sito”, e vai a sistemarlo, in Via Eternità, in uno dei suoi grandi magazzini. Qui alla Speranza, sempre ultima a morire va dato spazio senza limite visibile.

Tutto qui. Poi, puoi sempre sperare: quei depositi di via Eternità restano sempre aperti a tutti , perditempo e persone giudiziose in cerca di qualcosa che sia da apprezzare e che gli serve. Ti sarebbe però utile qualcosa che serva come specchietto per le allodole: tu ce l’hai?

Rispondo, credo proprio di sì. E ben di più di uno specchietto per le allodole. Mi capitò che, stando a curiosare, cliccai in Google il mio nome e cognome. Ed ecco davanti ai miei occhi apparire una recensione sul mio libro “Il soprastante”, scritta da un certo Paolo Liggeri, sacerdote. – E che sacerdote! … Trascrivo quanto letto in Google. Insigne figura della Resistenza italiana. Beccato dai fascisti, consegnato ai nazisti, chiuso dopo lunga via crucis nel Lager di Mathausen dove venne liberato dagli americani. … Ma in Google, leggo pure che è morto e, aggiungo io, la sua anima è in paradiso. Gli rivolgo la parola: aspettami! Fremo dalla voglia di conoscerti e di abbracciarti. Sei il sacerdote di cui avrei avuto bisogno per avere meno rimorsi di aver fatto troppo poco nella Resistenza. C’era un ostacolo che forse la tua fede in Dio mi avrebbe fatto superare.

Un sacerdote che ha cura delle anime, un combattente della Resistenza invita alla lettura di quel mio libro!… Non ho idea come esso sia finito nelle sue mani: ma per me i suoi sono due titoli che valgono più di un invito da parte del più autorevole e raffinato critico letterario. La sua breve ma significativa recensione viene riferita insieme al libro in questo sito.

Matrimonio a 76 anni. Parlarne? È saggezza popolare: fra moglie e marito, non metter dito. Ma per me qui c’è altro. Per quarant’anni insegnante di filosofia, ho avuto sempre da fare con l’ eterno problema: Dio, esiste? Come studioso di filosofia resto convinto che la nostra risposta è data dall’esperienza con la realtà nella quale vivendo siamo immersi. Tra i miei libri non pubblicati, ma messi in questo sito, c’è ne uno dal titolo: Come perdetti la fede. Posso dirlo autobiografico? Solo in parte. Una volta ho detto a Laura, mia moglie: certe volte ho l’impressione che il buon Dio, prima di crearti, mi abbia consultato: tu una donna che sposeresti, come la vorresti? Ho l’impressione che nel crearti abbia tenuto conto della mia risposta.

Ancora una pennellata a questo autoritratto. Sono andato in pensione a 67 anni. Con la buonuscita ho comprato un podere di 2,5 ettari con casa colonica, tutto in disastroso abbandono. Da lavoratore della mente son diventato lavoratore del braccio: vanga, cesoie, decespugliatore. Risultato: oliveto con 500 piante, due vigne di media grandezza. Ottimo olio, buon vino chiamato dagli amici il rosso Filippo. Dal punto di vista economico un grosso sbaglio: dovendo ora dividere a metà col contadino che ora la lavora era una passività di cui mi sono liberato vendendo e conservando la casa colonica con un po’ di terra intorno. La mia cara casa colonica, rifatta con facciata di grande semplicità, rasserenante e invitante. Anche in ricordo dell’onesto contadino che a suo tempo la costruì, farò mettere una piccola lapide a fianco della porta con queste parole: Entrate, sono nata da lavoro, amore ed onestà.